DAL CIELO ALLA TERRA
HO SCRITTO IL10 MARZO 2011:
ABBIAMO DETTO E SCRITTO TANTE VOLTE.
SULLA TERRA SI VENDONO LE ARMI COME IL PANE QUOTIDIANO.
UNA TRAGICA E DRAMMATICA VERITÀ CHE COINVOLGE IN PIENO ANCHE L'ITALIA.
LEGGETE E MEDITATE.
G.B
UN ARSENALE PER LA LIBIA: COSÌ L’ITALIA HA VENDUTO LE ARMI
MIGLIAIA DI PISTOLE E FUCILI. L’AFFARE MESSO A PUNTO NEL GIUGNO 2009
DURANTE LA VISITA DEL COLONNELLO A ROMA
di Daniele Martini
Altro che limette per le unghie di cui ha continuato a parlare per giorni il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per buttarla in ridicolo e sviare il forte sospetto che l’Italia avesse fornito negli ultimi tempi tante armi micidiali a Gheddafi. Buona parte di quegli ordigni con cui il raìs fa massacrare gli insorti in realtà sono italiani, venduti a Tripoli alla fine del 2009 e fabbricati dalla Beretta di Gardone Val Trompia. Si tratta di un vero e proprio arsenale: 7.500 pistole, 1.900 carabine e 1.800 fucili consegnati nelle mani del capo del Settore di pubblica sicurezza del Comitato popolare del dittatore nordafricano. Cioè, in pratica, i giannizzeri del raìs. Valore della fornitura, circa 8 milioni di euro.
Quelle esportazioni negli atti ufficiali vengono qualificate come armi di “non specifico uso militare”, poco più che fuciletti da caccia, insomma, una dicitura forse usata per poter sfruttare al meglio le incongruenze della legislazione italiana sulle esportazioni di armi, rigorosa per quelle militari, molto più blanda per le altre. Tra gli oltre 11 mila pezzi inviati alla Libia, però, ci sono perfino centinaia e centinaia di fucili di un particolare modello da 13 anni in dotazione ai marines americani, l’M4 Super 80 ad anima liscia, un’arma progettata per uso bellico e prodotta dalla Benelli, antica fabbrica di Urbino controllata dal gruppo Beretta.
Anche gli altri oggetti consegnati a Gheddafi presentano caratteristiche che con la caccia a lepri e fagiani hanno poco a che vedere. Ci sono, per esempio, le pistole PX4 calibro 9 semiautomatiche, con un peso ridotto di soli 800 grammi e un caricatore di 10 colpi che con un elemento supplementare può arrivare a 15. E poi le carabine CX4, anche queste calibro 9, su cui possono essere montati sistemi di puntamento ottico e laser . L’affare delle armi fu affrontato il 10 giugno 2009, in un’occasione considerata a suo modo storica dal governo italiano per quanto riguarda i rapporti con la Libia, il giorno in cui il raìs arrivò a Roma, accolto con tutti gli onori da Silvio Berlusconi, accompagnato da un codazzo di auto e furgoni blindati, decine e decine di guardie del corpo e gli fu consentito di piantare la sua tenda berbera nel giardino di villa Pamphili. La consegna di fucili e pistole avvenne a tambur battente pochi mesi dopo. Quattro container di armi furono sistemati a bordo di una nave che dal porto di La Spezia fece scalo a Malta per dirigersi infine verso le coste libiche. La fornitura fu effettuata con modalità che, per una serie di circostanze fortuite emerse nel tempo, hanno ingenerato una sfilza di sospetti, fino all’emersione di una verità che le autorità italiane di governo fino all’ultimo hanno sostanzialmente negato.
La ricostruzione di tutte le tappe dell’affare delle armi alla Libia è stata effettuata con precisione da un ricercatore della Rete italiana per il disarmo e redattore di Altreconomia, Francesco Vignarca. Il 24 febbraio Vignarca si è accorto insieme ad un collega che in un rapporto del 13 gennaio della Gazzetta dell’Unione europea era riportata una fornitura di armi alla Libia da parte di Malta per un importo veramente considerevole: 79 milioni di euro. La gigantesca partita era catalogata sotto la colonna ML 1, cioè armi leggere ad anima liscia di calibro inferiore a 20 millimetri, automatiche di calibro 12,7 millimetri e accessori e componenti vari. Le autorità maltesi interrogate a proposito, non avevano negato la toccata nel porto della Valletta di una nave con container pieni di armi, anzi avevano fornito una serie di particolari, specificando che quel materiale non era roba loro, ma proveniva dall’Italia e come destinazione finale aveva la Libia.
Immediatamente alcuni avevano pensato a fucili e pistole prodotte dalla Beretta, ma il gruppo bresciano aveva smentito nettamente l’invio a Tripoli di un carico per un importo simile. Le autorità maltesi avevano aggiunto, inoltre, che la consegna era stata regolarmente effettuata dopo una telefonata di verifica con l’ambasciata italiana in Libia. Di quella fornitura, però, non c’era traccia né nelle comunicazioni italiane all’Unione europea né nel rapporto ufficiale del Servizio di coordinamento della produzione di materiali di armamento della presidenza del Consiglio. Solo nelle tabelle dell’Istat, l’istituto di statistica, era registrata un’esportazione complessiva verso la Libia del valore di 8 milioni di euro di armi italiane definite per uso civile. Sembrava un giallo in piena regola che nel frattempo è stato risolto. Le autorità portuali maltesi hanno confermato la loro versione, ammettendo, però, di essere incorse in un grossolano errore di “trascrizione”, cioè di aver registrato il carico con uno zero in più, 79 milioni di euro mentre invece l’importo esatto sarebbe 7,9. Sul versante italiano si è appurato che dietro la dicitura statistica di esportazioni verso la Libia di armi per uso civile, si celavano forniture di pistole, carabine e fucili di tipo bellico.
IL FATTO QUOTIDIANO 10 MARZO 2011
MESSAGGI ALLEGATI:LA MIA RABBIA. LA MIA SETE DI GIUSTIZIA
http://www.giorgiobongiovanni.it/index.php/messaggi-2010/2224-la-mia-rabbia-la-mia-sete-di-giustizia.htmlDIFESA, L'INVESTIMENTO PERPETUO
http://www.giorgiobongiovanni.it/index.php/messaggi-2010/2878--abbiamo-gia-detto-e-scritto-che-sulla-terra-si-vendono-le-armi-cosi-come-si-vende-il-pane-quotidiano.htmlVENDETE LE ARMI COME SI VENDONO I PANINI CALDI
http://www.giorgiobongiovanni.it/index.php/messaggi-2009/448-vendete-le-armi-come-si-vendono-i-panini-caldi.html
DAL CIELO ALLA TERRA
HO SCRITTO IL 10 AGOSTO 2010:
LA MIA RABBIA. LA MIA SETE DI GIUSTIZIA.
L'HO DETTO E LO RIPETO, L'ANTICRISTO LO RAPPRESENTANO I VENDITORI DI MORTE, GLI SPECULATORI DELLA VITA UMANA.
POVERA ITALIA, FINITA ANCH'ESSA NEL GIRONE INFERNALE DEI PAESI CHE VENDONO LA MORTE.
PERÒ LA MIA RABBIA ARRIVA AGLI ESTREMI QUANDO VEDO UNA CHIESA CATTOLICA, UN VATICANO E I SUOI PRINCIPI CHE PER PAURA, IPOCRISIA E COMPLICITÀ NON DICONO NULLA AI COMMERCIANTI DELLA MORTE.
GUAI! GUAI A VOI FARISEI IPOCRITI! DISSE IL GIOVANE NAZARENO FIGLIO DI DIO.
GUAI, GUAI A VOI, RAZZA DI VIPERE, PRINCIPI DELLA CHIESA, DICO IO. UNA VOCE CHE GRIDA NEL DESERTO.
A VOI VENDITORI DELLA MORTE RIPETO: STATE ATTENTI!
IDDIO VEGLIA E MISURA, GIORNO PER GIORNO, ORA PER ORA IL TEMPO DELLA SUA SANTA GIUSTIZIA.
GIORGIO BONGIOVANNI
Sant’Elpidio a Mare (Italia)
10 agosto 2010
LE BOMBE PROIBITE CHE L’ITALIA CONTINUERÀ A VENDERE
Al via la convenzione dell’Onu, ma il governo di B. non firma
di Maurizio Chierici
Il 10 agosto la convenzione Onu lega le mani ad ogni paese del mondo. Proibito fabbricare, esportare e conservare in depositi più o meno segreti le bombe a grappolo, cluster munition. Polverizzano come le altre ma non è tutto: disperdono 150, 170 frammenti che non sono schegge qualsiasi, bensì trappole micidiali, colorate per incuriosire chi fruga fra le macerie o le ritrova fra l’erba dei campi. Appena sfiorate scoppiano “più efficaci delle mine-uomo”. Cambiano la vita e ogni anno a migliaia di bambini: chi muore e chi resta per sempre diverso. Gino Strada e la sua Emergency sono testimoni del disastro dell’Afghanistan: gambe artificiali paracadutate in territori pericolosi galleggiano nell’aria come fantasmi di plastica.
Il documento siglato da 30 paesi
Per rendere obbligatoria la convenzione internazionale proposta dal segretario Onu, Ban Ki-moon era necessaria l’adesione di almeno 30 governi. Gli ultimi a firmare “per senso di civiltà” sono stati Burkina Faso e Moldavia. L’Italia se ne è dimenticata. Come sempre Russia, Stati Uniti, Cina, Pakistan, Israele stanno a guardare con la diffidenza di chi non sopporta il moralismo fanatico dei pacifisti anche se Obama è impegnato in una moratoria che frena la deregulation del guerriero Bush. Proibisce l’esportazione delle armi non convenzionali (oltre alle cluster, missili al fosforo bianco, napalm, eccetera) con l’ordine di distruggere prima del 2018 gli 800 milioni di bombe a grappolo stoccate negli arsenali Usa. Come mai l’Italia non firma? Due anni fa, due nostri ministri a Oslo avevano appoggiato l’iniziativa. “Siamo tra i primi cento paesi a pretendere una guerra più umana”, morale che fa sorridere perché di umano nelle guerre non c’è niente, eppure sembrava un primo fiato di buona volontà. Ma se ne sono dimenticati. Tante le spiegazioni. Turbamenti politici che annegano la memoria o convenienza a non mettere in crisi le industrie delle armi che continuano a volare. Nel 2008 (ultimi numeri disponibili) il valore delle autorizzazioni concesse dal governo per vendere ad altri paesi carri armati, elicotteri, bombe di ogni tipo, missili e strumenti sofisticati d’attacco, era cresciuto del 35 per cento: 5,7 miliardi di euro. Tendenza confermata nel 2009. Fra un po’ sapremo quanti affari in più. La Turchia che schiaccia i curdi è il cliente d’oro: un miliardo e 93 milioni. Poi Francia e tanti paesi fra i quali Libia, il Venezuela di Chavez, Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait, Nigeria. Le imprese autorizzate dal nostro ministero della Difesa sono 300. Tre le banche privilegiate nell’intermediazione: Banca Nazionale del Lavoro, Deutsche Bank e Societè Generale. In coda Banca Intesa ed Unicredit. Milioni di provvigioni da un passaggio all’altro. A parte la lista nera dei paesi ai quali è proibito vendere direttamente – anche se il gioco ambiguo delle triangolazioni funziona da quando Israele comprava in Europa ed esportava nel Sud Africa dell’embargo disegnato per sgonfiare il razzismo di stato – e a parte un elenco di governi che impongono semi libertà sdegnate dalla carte delle Nazioni Unite, ecco il macchia-vello degli aiuti umanitari. Se l’Italia o altre nazioni sono presenti per soccorrere la disperazione delle popolazioni, le armi scivolano senza suscitare censure.
Se nel Lazio si producessero ancora?
Armi italiane in Libia dove (Amnesty e Human Rights Watch) chi pretende libertà d’espressione, di associazione o di pensiero può essere condannato a morte. Per non parlare dell’accoglienza disumana ai profughi in fuga dalle dittature di Sudan ed Eritrea. Vendiamo alla Thailandia nella quale le camice rosse dell’ex presidente e l’esercito del presidente in carica si affrontano sconvolgendo città e campagne. A quali delle due fazioni vendiamo? Per non parlare di Arabia Saudita, Emirati, Oman dove le donne restano ombre clandestine. Human Rights fa sapere dei depositi di bombe a grappolo di casa nostra: “L’Italia continua a nasconderne la quantità”. Fra le imprese che hanno prodotto le cluster e non chiariscono se continuano e quante bombe ammucchiano in magazzino, c’è la Simmel Difesa di Colleferro. Vende a La Russa munizioni per i veicoli corazzati in Afghanistan. Anni fa, mentre l’opinione pubblica si agita davanti allo strazio di donne e bambini bruciati dal fosforo bianco americano a Fallujia o israeliano a Gaza, le bombe a grappolo dell’Afghanistan scandalizzano televisioni e giornali e la Simmel censura il suo catalogo on line: spariscono le munizioni proibite. Ma un’inchiesta di Rai News 24 e informazioni delle Ong che tutelano i diritti umani riempiono il vuoto: la produzione continua. Se fosse vero, brivido d’orrore. Perché esistono, sparse nel mondo, 100 milioni di bombe a grappolo in esplose. Vendere fa bene agli affari, ma quale futuro stiamo immaginando? Il silenzio continua, l’Italia non firma.
La responsabilità non può esaurirsi nell’ambiguità dei politici o negli affari d’oro dei dottor Stranamore dell’industria pesante: i sindacati dove sono? Nel 1984 in un dibattito con Luciano Lama, qualcuno ha suggerito di portare in gita nella Beirut appena macinata dai cannoni di Sharon, gli operai dell’Oto Melara. Ieri come oggi Cgil-Cisl-Uil evitavano di collegare il “lavoro che rende liberi” alla libertà che quel lavoro brucia nella vita di popoli lontani. Lama si è arrabbiato: “Convertiremo i carri armati in locomotive, dateci tempo”. Il tempo passa e alla Simmel di Colleferro nessuno protesta. Nei giorni dei posti perduti, un posto sicuro val bene qualche distrazione.
IL FATTO QUOTIDIANO 6 AGOSTO 2010
DAL CIELO ALLA TERRA
HO SCRITTO L'8 DICEMBRE 2010:
ABBIAMO GIÀ DETTO E SCRITTO CHE SULLA TERRA SI VENDONO LE ARMI COSÌ COME SI VENDE IL PANE QUOTIDIANO (EUGENIO SIRAGUSA - 1981. GIORGIO BONGIOVANNI - 2009). ANCHE L'ITALIA È PARTE DI QUESTO COMMERCIO ANTICRISTICO E DISTRUTTIVO CHE PROVOCA INGIUSTIZIE E MORTE.
L'ITALIA, CON IL SUO GOVERNO E IL SUO PREMIER TIRANNO, EGOISTA E NEFASTO.
IL POPOLO, NON TUTTO PER FORTUNA, COMPLICE E PASSIVO, INCAPACE DI RIBELLARSI ALLA PIÙ GRANDE DELLE INGIUSTIZIE CONTRO I DEBOLI: LA COMPRAVENDITA DELLE ARMI.
SE QUESTA È LA VERITÀ, ED È VERITÀ, ALLORA PREPARATEVI! ANCHE L'ITALIA NON SARÀ RISPARMIATA DALLE DURISSIME CONSEGUENZE CHE COMPORTA LA LEGGE DI CAUSA ED EFFETTO. ANCHE L'ITALIA SARÀ SOTTOPOSTA ALLA DIVINA GIUSTIZIA.
SAREBBE OPPORTUNO UN INTERVENTO NEL MERITO DEL CAPO DELLA CHIESA CATTOLICA BENEDETTO XVI. LO FARÀ?. NOI PENSIAMO DI NO! PERCHÉ IL VATICANO POSSIEDE AZIONI NELLE INDUSTRIE CHE PRODUCONO ARMI.
DI FRONTE A QUESTA SITUAZIONE DRAMMATICA MI VIENE IN MENTE LA RESISTENZA CONTRO IL DITTATORE SANGUINARIO TEDESCO (HITLER) ED IL SUO MAGGIORDOMO ITALIANO (MUSSOLINI).
DIO CI AIUTI!
GIORGIO BONGIOVANNI
Stigmatizzato
San Giovanni di Polcenigo (Italia)
8 di dicembre 2010.
DIFESA, L'INVESTIMENTO PERPETUO
Per comprare nuovi armamenti spenderemo tre miliardi e mezzo in più rispetto al 2010
L'Italia continua a spendere in armamenti. Decine e decine di macchine da guerra, costose e inutili, verranno costruite nei prossimi 10-15 anni nel nostro Paese. Invecchieranno senza essere utilizzate in teatri di guerra, foss'anche perché le nostre sono solo 'missioni di pace'. Molte arrugginiranno, o funzioneranno solo per essere mantenute, qualora vi sia la capacità di mantenerle. Molte altre verranno costruite per far girare l'industria, italiana e internazionale.
I numeri. Lo stanziamento a bilancio per il settore Difesa per il 2011 è di 20,494 miliardi di euro. L'aumento totale è di 130 milioni di euro rispetto all'anno precedente (0,6 percento in più rispetto al 2010, 1,28 percento del Pil). La Funzione Difesa è cresciuta di 32,6 milioni di euro; la Funzione Sicurezza del territorio di 145,2 milioni di euro; le Funzioni Esterne sono diminuite di 49,8 milioni di euro; il Trattamento di Ausiliaria (personale) è cresciuto di 2,3 milioni di euro.
Sono i fondi destinati agli 'acquisti' che sono lievitati: più 8,4 percento, 3,453 miliardi, 266 milioni in più rispetto al 2010.
Dove vanno questi soldi? In gran parte saranno destinati al programma F-35 (471,8 milioni di euro) e all'acquisto degli elicotteri Nh-90 AgustaWestland (309,5 milioni), di due sottomarini U-212 (164,3 milioni), e di altri elicotteri Ch-47 F Chinhook (137 milioni), oltre all'ammodernamento dei Tornado (178,3 milioni). Per le altre acquisizioni, già avviate (caccia Typhoon, addestratore
Aermacchi M-346, fregate Fremm e veicoli da combattimento Freccia), verranno reperite risorse (poco meno di un miliardo di euro) dal ministero dello Sviluppo economico.
C'è da chiedersi quale impiego strategico avrà il cacciabombardiere con capacità di trasporto di ordigni nucleari F-35, che il nostro Paese dovrà acquistare in quantità abnormi (131 unità, di cui è stata tuttavia promessa - ancora senza conferma - una riduzione), o l'elicottero Ch-47 Chinhook, acquistato in numero di sedici dall'Aviazione Italiana, con eventuale aggiunta di quattro unità. Oppure ancora l'elicottero da assalto Nh 90 (116 mezzi dal 2000 al 2018). Fregate Fremm: secondo la stessa ammissione del ministro La Russa (Farnborough, Gran Bretagna, 20 luglio), sul progetto italo-francese il governo italiano ha "rinviato la decisione" per le altre quattro navi del programma originale (sei arriveranno sicuramente), affrettandosi ad aggiungere che "magari non sono indispensabili" per la Difesa ma "puo essere indispensabile costruirle" per garantire l'occupazione nei cantieri navali italiani "per venderle ad altri Paesi". La portaerei Cavour, come ha dimostrato la missione ad Haiti, è stata concepita con una vasta gamma di impieghi, rivolti anche alla protezione civile: il tutto, com'è ovvio, per acquisire benevolenza politica a livello di stanziamenti.
Il carburante, i ricambi e le munizioni non mancheranno certo ai mezzi e alle truppe in Afghanistan. Mancheranno sicuramente ai nuovi armamenti che i nostri politici spendaccioni hanno deciso di acquistare, incuranti della crisi economica e in controtendenza con il buonsenso dei loro colleghi. Uno fra tutti, David Cameron, che drasticamente - e coraggiosamente - ha tagliato le spese militari dell'otto percento nei prossimi quattro anni.
Luca Galassi
PEACE REPORTER 8 DICEMBRE 2010
DAL CIELO ALLA TERRA
HO SCRITTO IL 28 AGOSTO DELL' ANNO 2009:
UN NOSTRO AMICO "ALIENO" DI NOME HOARA, ANNI OR SONO, TRAMITE UN SUO MESSAGGERO, EUGENIO SIRAGUSA, DISSE: " SULLA TERRA VENDETE LE ARMI COME SI VENDONO I PANINI CALDI".
UNA CRUDA, AMARA E VERGOGNOSA REALTÀ.
VI PREGO DI LEGGERE L'ALLEGATO ARTICOLO SCRITTO DA CORAGGIOSI E VALOROSI GIORNALISTI CHE PROVANO SENZA OMBRA DI DUBBIO CHE L'ITALIA CON I SUOI GOVERNANTI E POTENTI DI TURNO È CERTAMENTE DA CONSIDERARE UN PAESE ANTICRISTICO. CERTO, MOLTI ITALIANI SONO BUONI ED ALCUNI GIUSTI, MA NON SONO SUFFICIENTI A FERMARE LA SANGUINARIA DEVASTANTE E FAMELICA SETE DI MORTE CHE ATTANAGLIA LA MENTE DEI COMMERCIANTI DI ARMI. QUESTO È IL VERO POTERE, QUESTO È CIO CHE PORTERÀ ALL'AUTODISTRUZIONE L'ITALIA ED IL MONDO INTERO, PERCHÈ TUTTO IL MONDO È COINVOLTO NEL MERCATO DI MORTE CHE PRODUCE LA VENDITA DELLE ARMI.
NON SONO STUPITO, MA SONO DISPERATO E ASSETATO DI GIUSTIZIA.
LA MIA FEDE IN CRISTO MI IMPONE DI RESISTERE E LA CERTEZZA DEI VALORI UNIVERSALI CHE ARDE NEL MIO CUORE SPINGE ME ED ALTRI A LOTTARE.
È STATO DETTO: ABBIATE FEDE, LA GIUSTIZIA DIVINA NON TARDERÀ AD ARRIVARE.
CREDO IN CRISTO. LO AMO E LO SERVO. MA DICO E PREGO AD ALTA VOCE: SIGNORE, SIGNORE ADONAY, COSA ASPETTI PER INTERVENIRE?
ABBREVIA I TEMPI, DIO, SIGNORE, DIO, ABBREVIA I TEMPI E, TI PREGO, MANDA IL SALVATORE, ALTRIMENTI NEMMENO I TUOI ELETTI SI SALVERANNO.
IO ED ALTRI CHE TI AMANO SIAMO QUI AD ASPETTARLO, CON LE MANI BEN SALDE SULL'ARATRO.
IN FEDE
GIORGIO BONGIOVANNI
Stigmatizzato
S. Elpidio a Mare (Italia)
28 agosto 2009
DOPPIO GIOCO
di Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi