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HO SCRITTO IL 5 NOVEMBRE 2008:
ANCHE L’ITALIA CONDANNATA A MORTE DALLA FOLLIA DEI SUOI GOVERNANTI. SPERIAMO CHE IL POPOLO REAGISCA E NON ACCETTI QUESTA FOLLIA: IL RITORNO ALL’ENERGIA NUCLEARE. LEGGETE ATTENTAMENTE L’ARTICOLO SCRITTO DALLA REDAZIONE DI ANTIMAFIADUEMILA SULL’INCHIESTA "L'EREDITA'" DI SIGFRIDO RANUCCI, TRASMESSA, LO SCORSO 2 NOVEMBRE, DALLA TRASMISSIONE "REPORT", CONDOTTA IN STUDIO DA MILENA GABANELLI.
GIORGIO BONGIOVANNI STIGMATIZZATO
MONTEVIDEO (URUGUAY)
ITALIA RADIOATTIVA: L'INCHIESTA di Redazione - 4 novembre 2008
9 miliardi di Euro. Tanto è costata agli italiani, a seguito del referendum abrogativo del 1987, la decisione di spegnere definitivamente le centrali nucleari nel nostro Paese. Tuttavia ancora oggi, a distanza di oltre 20 anni, i rifiuti radioattivi sono custoditi non in condizioni di massima sicurezza e gli impianti non ancora completamente smantellati. Ne ha parlato lo scorso 2 novembre la trasmissione “Report”, condotta in studio dalla giornalista Milena Gabanelli che ha mandato in onda su Rai Tre l’inchiesta “L’Eredità” a firma del giornalista Sigfrido Ranucci. Delineando il quadro inquietante di un'Italia pronta a tornare al nucleare, ma già sepolta da 30 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, destinati, fra qualche anno, a diventare 120.000. Lo smantellamento, spiega Ranucci, era stato affidato – solo nel 1999 – alla società pubblica Sogin, nata al momento della privatizzazione da una costola dell'Enel. Che fino ad ora ha provveduto unicamente a spostare le barre di combustibile da alcuni impianti. Per questo alla centrale nucleare di Caorso (vicino a Piacenza), la più grande d’Italia, vi sono circa 700 barre di combustibile con 1.300 kg di plutonio. Materiale recuperabile per il 97%, perché ancora utile per produrre energia elettrica, ma che per questo sarà consegnato ai francesi. Mentre a noi torneranno le scorie “e da qualche parte dovremmo metterle”. Lo sottolinea in studio la Gabanelli apostrofando: “Perché il nucleare non è un'attività come le altre”. “Quando è stata costruita la centrale di Caorso, un funzionario dell'Enel andò un paio di volte in comune a Piacenza e sbrigò tutta la faccenda da solo. E' andato più o meno così dappertutto con molto pressappochismo, un po' di bugie e tanta ignoranza sugli effetti collaterali”. Anche negli impianti della Casaccia, a 25 Km da Roma, si contano 100 fusti contaminati da plutonio che dagli anni ’80 devono ancora essere messi in sicurezza. Nel deposito n. 10 – annota ancora Ranucci – si trova “il materiale più strategico”: “un centinaio di Kg di uranio arricchito” e “5 Kg e mezzo di plutonio”. Che per il project manager Casaccia, Giuseppe Bolla, potrebbe, nell'ipotesi, anche essere utilizzato a fini militari. In risposta al giornalista afferma deciso: “E' materiale sensibile. Ci sono dei problemi di security che anche io devo rispettare”. Peccato però, che l'unico problema di security manifestatosi fino ad oggi sia stato provocato dall'esplosione del sistema antincendio montato dall'Elektron. Che, lo spiega Ranucci è la “stessa ditta incaricata dal vecchio commissario della Sogin, Carlo Jean, di mettere al riparo gli impianti nucleari dagli attentati terroristici”. Da allora, dopo una catastrofe evitata per miracolo, la situazione non è mai davvero cambiata. Ad affermarlo è questa volta un ex dirigente dell'Enea che al giornalista racconta come l'impianto sia stato mandato avanti “per oltre un anno e mezzo senza niente, senza l'antincendio, mettendo nel turno di reperibilità, h 24, facendo dormire le persone dentro, gente che non sapeva neanche dove stessero gli estintori. C'è stato un allarme il personale è scappato”. E che dire delle 64 scatole a guanti in cui veniva assemblato il combustibile nucleare e tutte contaminate tanto che negli ultimi 2 anni 9 operatori hanno inalato plutonio? E del fatto che la Casaccia è anche il più grande deposito di rifiuti radioattivi d’Italia con circa 7 mila metri cubi chiusi in depositi arrugginiti ormai al limite della capienza? Storie di vera follia che si ripetono a Garigliano, nella campagna di Caserta, zona ad alta pericolosità sismica nella quale ha sede una centrale spenta dal ’78; a Borgo Sabotino, dove vi è il problema della grafite radioattiva impossibile da spostare se prima non si localizza un sito appropriato o sugli argini della Dora Baltea che ospitano il centro nucleare di Avogadro di Saluggia, in un sito che ha subito già tre allagamenti in 15 anni. L'ultimo nel 2000, annota Ranucci mentre scorrono le immagini, “da allora è stato tirato su questo muro in cemento. Da più di 20 anni, circa 100 persone sorvegliano 1635 metri cubi di scorie radioattive e siccome non sapevano dove seppellirle le hanno interrate sotto questa collinetta”. E questo nonostante dal '75 l'Ente di Controllo sul nucleare vieti di stoccare rifiuti liquidi. La Sogin, nel frattempo, ha avuto altro da fare: “La piscina, vecchia di 40 anni che contiene le barre di uranio, ha perso liquido radioattivo che è colato nel terreno in profondità minacciando la falda”. Per questo, continua il giornalista, la stessa Sogin “è stata costretta a svuotarla con molte difficoltà. In realtà, anche se forzato, è stato il primo vero esempio in Italia di decommissioning”. Delle perdite si sapeva dal 2004, ma lo svuotamento si è concluso solo nel giugno di quest'anno: 4 anni per portare via 52 barre e liberare la piscina. E di fronte alla scelta di stoccarle in un'altra piscina rivestita in acciaio della centrale di Trino, impermeabilizzata, o in quella di Avogadro, che registra perdite sistematiche si è optato per la seconda. Il motivo lo spiega al Ranucci un anonimo: “Perché a Trino in quel momento c'era... Trino è la patria di Rosso”. Ovvero, annota Ranucci, “l'onorevole Roberto Rosso di Forza Italia, uno dei politici più influenti in Piemonte e anche un nuclearista convinto. Ma quando si sparge la voce che le barre di uranio da Saluggia potrebbero tornare a Trino, che è anche il suo collegio elettorale, telefona all'allora A.D. della Sogin: Giuseppe Nucci”. E siccome Nucci “era stato nominato dal governo a lui vicino, quello di Berlusconi”, le scorie rimangono lì. A dispetto dei circa 100 casi di contaminazione che secondo una fonte interna alla stessa Sogin, che ha voluto mantenere l'anonimato, si sarebbero già registrati nella zona in soli due anni. In risposta a questo e agli altri “casi italiani” di cui si è approfonditamente occupata l'inchiesta di Sigfrido Ranucci il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola avrebbe deciso per il commissariamento proprio della Sogin. “Perché costa molto”, ha detto, perché “aveva una missione” che “pagano i cittadini sulla bolletta ed ha anche un costo che è significativo perché sono 550, 600 milioni all'anno il costo sulla bolletta dei cittadini per smantellare il vecchio nucleare che non ha mai funzionato”. Ma perché commissariare una società che altrove, per esempio in Russia, non ha per nulla fallito? Una società che ha rinnovato i vertici un anno fa, che non ha bilanci in rosso, che comunque, secondo lo stesso ministro, in quest'ultimo anno “ha lavorato con impegno”? Se lo chiede ancora Ranucci che, dice, “forse i motivi sono altrove. Il governo Berlusconi nel 2004 annuncia finalmente il taglio della tasse che aveva promesso alla vigilia delle elezioni del 2001 nel contratto con gli italiani. Bisognava però coprire il buco nel bilancio dello Stato che si sarebbe aperto. Come? Grazie ad un emendamento presentato nella finanziaria, vengono prelevate dalle casse della Sogin, prima 100 poi fino a 135 milioni di euro all'anno. Quello che il governo taglia con la destra lo riprende con la sinistra, dalla Sogin, e quindi dalle bollette della luce”. Di fronte alla domanda diretta del giornalista il ministro Scajola non può fare a meno di nicchiare. E sulla decisione di costruire a breve dieci nuove centrali nucleari non intende soprassedere. Dove saranno costruite- e dove saranno costruiti i depositi di stoccaggio - è altro paio di maniche. Le Regioni hanno già dichiarato che non accetteranno imposizioni “su dove fare deposito e centrali”, continua Ranucci, ma sul punto il governo ha già presentato un emendamento. Cosa dice l'emendamento lo spiega Milena Gabanelli. “In caso di mancato accordo con gli enti locali, all'interno delle aree adeguate ed identificate dalla commissione di esperti – sottolinea la giornalista in riferimento al documento - il governo imporrà la propria volontà. Imposizioni per legge, perché dopo quel che si è visto, un mare di soldi buttati senza ancora sapere dove andare a piazzare tutta l'eredità, nessuno si fida più. Qualcuno – conclude – dice che bisognerebbe bonificare l'opinione pubblica, per riuscirci forse si potrebbe cominciare dalla politica”.
In chiusura di questo articolo apprendiamo che la Camera ha dato il via libera al provvedimento che sancisce ufficialmente per via giuridica il ritorno all'atomo. "Con l'approvazione del ddl sviluppo a Montecitorio - si legge in una nota dell'Ansa - 'l'Italia torna al nucleare e potrà contare dal 2018 sul primo gruppo di centrali operative".
La Redazione di AntimafiaDuemila
5 novembre 2008
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