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Di Licia Lucarelli Teatro Cicconi – Sant’Elpidio a Mare – 26 dicembre 2011 Già dal mattino si è operativi al teatro di Sant’Elpidio a Mare: c’è da preparare tutta la strumentazione per la conferenza “L’Apocalisse di Giovanni”, ognuno è concentrato al proprio posto nel dare il meglio di sé affinché tutto sia perfetto. Il caro Mauro Caruso è alle prese con i bambini per uno spettacolo da lui ideato; anche io ed Eugenio siamo stati invitati per far partecipare i nostri due gemellini di appena quindici mesi. Dopo un lungo viaggio dall’estremo sud d’Italia ci troviamo catapultati sul palco tra i dolcissimi bambini delle nostre Arche per le prove generali; è l’unica volta che proviamo la recita, ma tra noi si vive un’intensa armonia e complicità nello stare uniti. Quando ho sentito le prime battute della rappresentazione mi sono emozionata per la semplicità e la preziosità del testo e poi nel sentir recitare quelle battute dalle soavi voci angeliche dei bambini, il mio cuore si è sciolto in una commozione troppo grande. Dal palco vedevamo che ogni fratello operava in silenzio e con la giusta energia. Mara Testasecca e Mauro conducevano noi e i bimbi con dedizione e semplicità. Alcune ragazzine, nella loro innocenza e purezza hanno proposto a Mauro di inserire delle canzoni durante la recita, per completare la divulgazione dei messaggi di cambiamento da proporre agli spettatori. Questa forte sintonia tra adulti e bambini era palese perciò sono bastate poche ore di prova per legare gli uni agli altri, tra canti, spostamenti, recitazione come se fossimo un tutt’uno insieme. Lo stare in armonia nella creatività ci faceva illudere di essere già nel nuovo mondo di pace, amore e giustizia. Ogni tanto io ed Eugenio ci guardavamo negli occhi da una parte all’altra del palco e il nostro sentire era lo stesso: “Sarebbe fantastico vivere sempre in questo stato, insieme, uniti con questa bramosia per servire Cristo, l’essere che ci ha salvati e farlo con la stessa consapevolezza per ravvivare altri nostri fratelli alla stessa comprensione”. Il tempo di tornare a casa per un pranzo veloce con gli amici e l’ora della conferenza è arrivata. La sala è già colma di gente, ogni banchetto è pronto per divulgare l’intensa attività di Antimafiaduemila, l’impegno della Funima International Onlus, l’opera della missione spirituale di Giorgio Bongiovanni.
La sala è pienissima, circa 230 persone occupano platea e galleria. Il pomeriggio si apre con un video di grande densità spirituale dedicato a tutti i presenti a cui seguono i saluti di Mara che introduce l’incontro e si riallaccia all’attuale crisi mondiale che già molti anni fa era stata annunciata a Giorgio Bongiovanni dalle potenze celesti, le quali avevano predetto che se tra gli uomini ci fosse stata ancora la cattiveria, la Terra avrebbe vissuto situazioni talmente disumane da non avere più acqua da bere né aria da respirare. È questa la realtà evidente che l’uomo orientale ed occidentale vive quotidianamente a causa anche dell’avvelenamento prodotto dall’inquinamento ambientale, sempre a discapito dei bambini che vivono in condizioni di estremo degrado fisico, morale e psicologico nonostante l’esaltazione della nostra civiltà supertecnologica. È qui che Mara chiama sul palco Riccardo La Veglia, un giovanissimo ragazzo italiano che ha vissuto la forte esperienza di collaborare in un “comedor” paraguayano dell’associazione Funima International onlus, Riccardo è un ragazzo che custodisce un cuore colmo di amore e con la sua profonda sensibilità e delicatezza afferma: “Per me stare qui è un onore, per dare testimonianza di ciò che esiste nel mondo”. Riccardo ha conosciuto Giorgio e, come è successo a tantissimi ragazzi nel mondo, me compresa, questo incontro è stata una benedizione perché ci ha aiutati a capire tante cose, a come reagire per non restare indifferenti e apatici di fronte alla malvagità dell’uomo; ci ha guidati, affinché la nostra rabbia non si scatenasse in odio ma si trasformasse in amore verso la giustizia difendendo il fratello oppresso. Così anche Riccardo, si è recato in una delle mense della FUNIMA International per portare la sua solidarietà, ma a contatto coi bambini sporchi, senza scarpe né cibo ha provato un senso di paura profonda! I bimbi lo accarezzavano con dolcezza e gli sorridevano con innocenza e con l’ingenuità di non sapere di avere il diritto ad essere amati, ad avere un pasto ogni giorno, ad avere una famiglia. “Ho detto basta alla paura, devo lasciarmi andare all’amore perché solo l’amore mi avrebbe spinto a trovare una soluzione.” Riccardo ci informa che nelle mense, oltre a fornire sostegno sanitario, alimentare, igienico, l’associazione Funima, si sofferma molto sull’insegnare l’amore attraverso lo stare insieme, il rispetto, la collaborazione, l’amicizia. Riccardo conclude augurandosi che ci sia il superfluo per nessuno e il necessario per tutti. Entra in palcoscenico il tenore Tino Favazza che dedica due canti ai bambini sofferenti di tutto il mondo lasciando meditare profondamente ognuno di noi su quanto detto prima.
Come a voler completare questa meditazione, Mara legge una lettera giunta da parte dello storico Flavio Ciucani che ricorda che il Natale è sempre stata la festa dell’attesa per eccellenza: si attende dal giorno prima il mite salvatore. Il pargoletto divino una volta era chiamato anche Astro del Ciel ed era atteso come un sole vivificatore che sorge nel buio dell’anima soprafatta dalla materialità diradando le nebbie dell’egoismo ma oggi, i fatti ci dicono purtroppo, che il vero natale non esiste più se non per pochi. In effetti molta gente ha perso la fede. Flavio si chiede nella lettera: “Tra questi pochi, ci siamo anche noi? Questa è una domanda legittima se compariamo la nostra vita a ciò che crediamo. Abbiamo sempre detto di seguire il Cristo, ma facciamo ciò che egli ci dice?... Siamo coscienti che esiste un’altra attesa, quella definitiva quella in cui saranno messi a confronto tutto il nostro credo e la realizzazione dello stesso: la seconda venuta del Cristo. … I fatti che preannunciano la sua venuta sono palesi. Oggi tutte le maggiori religioni aspettano il ritorno del loro maestro…”, lo storico continua citando la parabola in cui Gesù per far riferimento all’atteggiamento di attenzione, solerzia e pazienza che il vero cristiano dovrebbe avere nel momento dell’attesa: la parabola delle 10 vergini. “Metà di esse, si perse proprio nell’attesa, nell’adempimento della loro missione che era quella di accompagnare lo sposo dalla sposa. Il segreto delle Vergini sagge invece è stato quello dello stare insieme, unite dallo stesso scopo, coscienti della propria missione, concentrate in quello che dovevano fare. Vegliate dunque, perché non sapete a che ora il vostro Signore verrà. Matt.2442 Perciò anche voi siate pronti, perché nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà. (Matt. 24) cos’altro ci doveva raccomandare Gesù? Spero che non avvenga ciò che ebbero a sentire i Suoi: Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo, ma non lo vedrete (Luca 17-22)”.
Un altro intervento molto atteso è quello di Piergiorgio Carìa che dà il benvenuto ad un gruppo di trenta persone venute da Rimini per condividere questa bella giornata ricca di conoscenze. Il ricercatore spiega molto chiaramente che stiamo per entrare nell’ultimo anno dedicato alla scelta. Spiega che l’arco di tempo che va dall’anno 1992 al 2012, è definito dai Maya il Tempo del Non Tempo: in questi venti anni potentissime forze cosmiche arrivano dall’universo sul pianeta Terra scatenando nell’essere umano diverse frequenze che metteranno il singolo uomo di fronte ad una scelta di vita. La scelta sarà tra vivere l’etica della vita nella sua più alta manifestazione, amando il prossimo come se stessi e quindi seminando pace, generosità, condivisione, altruismo e verità nella difesa della giustizia e la scelta opposta, cioè entrare a far parte di quei gruppi che praticano i valori nefasti che seminano morte attraverso le droghe, l’inquinamento, le armi, l’odio, cattiverie commesse verso se stessi e verso il prossimo ma anche chi resta nel proprio egoismo e nella propria comodità è complice di queste basse attività. Dopo il 2012 questa energia cosmica scatenerà una sequenza di eventi di portata globale che faranno sì che coloro che non avranno attuato nella pratica di tutti i giorni una scelta ben precisa saranno sommersi da così tante situazioni che non gli sarà più permesso di schierarsi perché mancheranno le basi lavorative, economiche, sociali e politiche per farlo. Il mondo quindi andrà avanti e gli uomini vivranno una serie di eventi sempre più eclatanti, quello che i Maya chiamarono il Salone degli specchi. Il salone degli specchi è un vortice di eventi che farà emergere le conseguenze delle azioni che l’uomo ha attuato nel corso degli anni e porterà alla luce vergognose verità fino ad ora nascoste, anche attraverso nuovi canali d’informazione non manipolati. Non casualmente il periodo denominato il Salone degli specchi ebbe inizio nel 1999 preannunciata dai Maya. Come un uomo che per la prima volta si guarda in uno specchio, così, l’uomo moderno attraverso gli eventi catastrofici scopre le conseguenze delle sue scelte quotidiane: il terremoto e lo tsunami per esempio, che hanno scatenato l’incidente di Fukushima, mostrano all’uomo le conseguenze della scelta nucleare lasciando quelle terre avvelenate dalle radiazioni per 150mila anni e annientando le generazioni future. I Maya parlarono della fine di questi anni di odio, dolore, paura che hanno pervaso i secoli della nostra storia e nel codice Dresda i Maya parlano di un’era che nascerà sulle ceneri della precedente; dell’incontro con i Signori delle Stelle cioè il contatto con altri uomini più evoluti di noi che provengono dal cosmo. Questo contatto massivo, secondo i calcoli Maya, ebbe inizio l’11 luglio 1991 in concomitanza con un’eclissi che avvenne in Messico, terra dei Maya, proprio come loro avevano preventivato. In quella data, i messicani realizzarono centinaia di filmati amatoriali di oggetti volanti e tra questi Jaime Maussan, noto giornalista messicano, ne selezionò 17 da mandare in onda dalla televisione. Dai primi anni novanta si è scatenata un’ondata di avvistamenti in tutto il mondo e molta più gente ha preso coscienza di tale visite. Tra vari materiali, Piergiorgio ha presentato le esperienze straordinarie di Antonio Urzi e Simona Sibilla e gli studi fatti sui cerchi nel grano compreso il pittogramma che rappresenta la Sindone e di cui lo stesso Giorgio ha avuto dei messaggi.
Nei camerini dietro il palco, i bambini sono alle prese con i preparativi mentre noi mamme cerchiamo di tenere a bada le loro eccitazioni per non disturbare il silenzio in sala; anche qui la fratellanza si tocca con mano, si vive sin dalle piccole cose, si comunica solo con lo sguardo e poche parole, ci si aiuta l’uno con l’altro con molta fluidità. Dopo l'intervento di Piergiorgio Carìa, verso la fine dell'applauso, si abbassano gradualmente le luci e pian piano si inizia a sentire una dolce musica, come di un altro mondo, che cresce e diventa sempre più forte: è il nostro momento. Sul palco entrano i bambini tenendosi per mano, creando un momento suggestivo, sospeso: Sonia Tabita, Ludovica al centro tiene per mano i piccoli Maurice e Sara, poi entrano Noemi, Asia, Rita e Lucia seguite da Sofia, Francesca e Simeone; in fine ci siamo noi, Licia e Eugenio con gemellini tra le braccia. siamo tutti vestiti di bianco. “Anche noi vorremmo dire qualcosa! Anche noi vorremmo chiedere! Avere spiegazioni! Vediamo tante cose! brutte! Disumane! Vediamo centrali nucleari! Che avvelenano le acque, i cibi, i cieli! Vediamo l'ingiustizia di questo mondo, vediamo gli animali che muoiono nel mare! Sporchi di grasso nero! Gli operai licenziati dalle multinazionali che vanno a produrre all'estero perchè devono guadagnare di più e di più e di più…guadagnare la loro morte nello spirito e sentiamo dire di bombe che possono distruggere la terra!! e di bambini come noi! Offesi! Venduti dai genitori! Dimenticati! Affamati! Uccisi!”. Con il cuore traboccante di speranza, i nostri bimbi ci comunicano cantano: “Il mondo che vorrei”, le loro voci avvolgono il silenzio del teatro: “Ma perchè l'uomo ha messo da parte Dio? Perchè tanta arroganza? Noi siamo solo creature! Ma perchè l'indifferenza? Vediamo l'egoismo di un mondo che ha dimenticato chi ci ha creati: noi vogliamo che finisca presto tutto questo male, noi aspettiamo che torni Gesu'!”. “Si, noi sappiamo che torna Gesù! Proprio qui, sulla terra, ma... quando torni Gesù?! Qualcuno sa dirci quando torna Gesù?” Rispondono: “Si, noi conosciamo qualcuno che può parlarci di Gesù: È seduto lì!!!”.
Una musica silenziosa accompagna sul palco, Giorgio Bongiovanni preso per mano da Noemi e Simeone. Giorgio preso da una forte emozione di gioia e tenerezza promette ai suoi piccoli: “Io ci provo e ci proverò a parlarvi di Gesù…”. Lacrime di speranza che mostrano il desiderio di vivere in un’umanità che esprime l’amore, la generosità, la fratellanza e di giustizia sociale, lacrime che aspettano con fiducia l’avvento di uomini illuminati dallo Spirito Santo come guide dei popoli, lacrime che con delicatezza rigano i visi di coloro che vivono già Gesù come Re nel tempio del proprio cuore. Al Padre Nostro, segue la lettura del messaggio di Natale che Gesù cristificato ha permeato a Giorgio per tutti noi: “Vivete il Vangelo, siate imitazione della mia cristica passione, percorrete la via, personificate la verità e donate la vita ai vostri fratelli. Se così sarete, io vivrò in voi e voi sarete eletti da Dio e allora vivrete il novo Cielo e una nuova Terra. Se così non sarete, figlioletti miei, non potrò ospitarvi nel Paradiso promesso. Non potrò accogliervi nella mia mensa. Pace a voi tutti.” Con dedizione verso il pubblico presente, Giorgio presenta i Signori delle Stelle come li definiscono i Maya e lo fa leggendo un bellissimo messaggio ricevuti in questi giorni proprio dai questi fratelli cosmici, poi ci dice: “Sono nel mondo per annunciarvi la seconda venuta di Cristo; tutte le altre attività che svolgo sono concomitanti, ma vi preparo al momento in cui il mondo si fermerà davanti ad un evento che neppure i credenti delle varie religioni si aspettano. Non aspettano Gesù e non immaginano la venuta di altri popoli che vivono nel cosmo e che già da secoli ci visitano”. Il supremo giudice, affiancato da personalità che non sono di questo mondo, con autorità non giudicherà le fedi religiose ma le azioni, perciò devono gioire laici e credenti che lavorano a favore della vita, per il bene, per la giustizia, l’unione, l’amore, l’amicizia, l’antirazzismo, la non emarginazione, la pace andando contro le guerre, le mafie, a chi lavora per far si che l’uomo rispetti la natura, se stesso e gli altri. “Potete anche non credere nemmeno ad una parola di quanto detto ma potete, se volete, cambiare la vostra vita e mettere in pratica quei valori che ho appena accennato”. Coloro che più si devono preoccupare siamo noi cristiani che abbiamo fede e conosciamo gli insegnamenti da attuare, tuttavia non lo facciamo, vivendo la falsa convinzione che tanto, ci sono i Sacramenti che ci assicurano la salvezza e che ci fanno soldati di Cristo. Ciò non è vero perché se non affianchiamo ad essi il vivere minuto per minuto gli insegnamenti del Vangelo non ci può essere perdono. Un’altra manipolazione è quella che vuole far credere che è l’ateo che deve fare del bene, essendo senza Dio quando è esattamente il contrario, perché è il cristiano che deve dare l’esempio! Anche l’ateo deve vivere una vita dove devono prevalere le opere a favore della fratellanza e della vita ma, non avendo un punto di riferimento spirituale, è ovvio che può cadere più facilmente nel peccato. Il cristiano, invece, non se lo può permettere perché ha tutti i riferimenti e le regole da attuare per non cadere nel peccato. Giorgio spiega: “Noi cristiani possiamo peccare umanamente ma nel rispetto e nella coerenza con la fede che pretendiamo di professare. Cristo perdona i peccatori, quelli che non riescono ad avere la fede, anzi, li incoraggia a lavorare per il bene. Cristo non perdona noi cristiani se bestemmiamo lo Spirito Santo: noi che nel suo nome facciamo guerra, noi che nel suo nome stupriamo i bambini, noi che giustifichiamo la corruzione, noi che nel suo nome ci arricchiamo quando sappiamo che lui ci ha detto di dare tutto ai poveri e di seguirlo. Giorgio dà un avviso a tutti i cristiani: “… Quando viene Cristo deve trovarci a lavorare per il prossimo. Se portiamo al collo una croce non ci possiamo permettere di corromperci, di essere omertosi e di appoggiare il potere perché il potere sta’ schiacciando i deboli, i poveri, gli emarginati. La vostra scelta deve essere per i poveri, gli emarginati, per quelli che vengono discriminati e se scrutate le cose da questa angolazione vedrete missionari, sacerdoti, laici che lavorano nel cuore di Cristo”. Tutti i governanti, capi politici, religiosi, militari, i grandi dell’economia del mondo sono gli anticristo che stanno ingannando l’umanità attraverso tante favole. Porge una domanda che scuote il silenzio in sala: “La facciamo la scelta definitiva di schierarci? Di scendere in campo e sporcarci le mani? O rimarremo seduti a casa ad aspettare che lo faccia qualcuno per noi? Vogliamo impegnarci per aiutare chi soffre, chi non ha niente, chi è schiacciato dai problemi, dalla crisi economica, dalla miseria, dalla guerra?” e continua: “Guardate quello che sta succedendo in Nigeria, in Iraq, in Medio Oriente…, tutte quelle realtà che sembrano lontane accadranno qua da noi, in Italia. Perché questa grande crisi mondiale coinvolgerà anche la nostra amatissima Europa e, per quanto questi signori che raccontano le suddette favole ci rassicurano che andrà tutto bene e che le cose stanno migliorando, in realtà stanno lavorando per salvaguardare i grandi potenti e i grandi ricchi e ci stanno lasciando morire in questa apocalisse. Noi ci dobbiamo difendere con la conoscenza; dobbiamo sapere le cose e reagire e quindi per chi ha fede si prepari, cambi la propria vita e lavori per il bene e coloro che non hanno fede? Lo stesso: cambi la propria vita per il bene comune. Dobbiamo scegliere perché Gesù Cristo ci ha detto: “Non si va al Padre se non attraverso di Me”, ci ha promesso che su questa Terra porterà un regno di pace. [..] Diffidate da coloro che vi dicono che ci sarà la fine del mondo perché non è così; ci sarà una grande sofferenza che già stiamo vivendo, ma la venuta di Cristo risolverà tutte le sofferenze del mondo e sarà Lui a stabilire chi è in grado di costruire una civiltà positiva sulla Terra e chi non lo è: chi non lo è sarà deportato in altri luoghi. Ciò che vi ho detto sarà molto difficile da credere e molto difficile da mettere in pratica. La verità può essere ostacolata, derisa, perseguitata ma non la può fermare nessuno”.
Il primo a convocare sul palco è Georges Almendras, giornalista della televisione nazionale dell’Uruguay che, dopo 20 anni, è stato licenziato perché faceva cronaca giudiziaria, denunciando e trattando temi antimafia dicendo la verità. Georges inizia dicendo che il Sud America rappresenta uno dei lati amari del pianeta, e che il suo popolo è consapevole del fatto che queste criminalità organizzate sono infiltrate in ogni luogo della Terra. Le immagini mostrate durante l’intervento di Riccardo, il volontario della FUNIMA, non sono altro che il frutto generato da queste organizzazioni criminali: “Bisogna che ognuno rifletta come migliorarsi, con gli amici, in famiglia, al lavoro, con i propri figli, con i propri genitori e con voi stessi. Il mondo ha bisogno di tutti noi per combattere una lotta chiara e definitiva contro i crimini, contro il male, contro il negativo di questo mondo!”.
Giorgio chiama sul palco altri suoi grandi amici sud Americani, Domingo Silva e Adriana Navarro, dicendo: “Sono due rivoluzionari perché partecipano a proteste contro il nucleare, la mafia e fanno parte dell’associazione Un punto en el infinito, sono due dei miei migliori amici al mondo”. Adriana Navarro, ci racconta che il dono che porterà da questo viaggio in Italia ai suoi fratelli uruguaiani è il lavoro che sta facendo Giorgio insieme alle persone che lo appoggiano e lo comprendono nonostante tutte le difficoltà che il messaggio comporta e la conflittualità che questo messaggio può generare in ogni persona; vuol portar loro tutta la forza che ha accumulato dentro sé stessa in questi giorni di fratellanza e operatività. Nonostante Giorgio li abbia presentati come rivoluzionari lei, con dolcezza, ci svela che il loro operato non è spinto dall’ambizione di essere rivoluzionari nel senso di essere ribelli, come a volte questa parola viene intesa: il loro operato è spinto dal immenso e logorante dolore delle troppe e svariate ingiustizie che accadono nel mondo, un mondo abitato da persone amareggiate che non vedono un futuro, gente dalle menti manipolate dal potere che li rende volontariamente passivi, togliendo loro la consapevolezza di essere uomini. Così, invece di gustare le meraviglie del mondo e vivere i loro diritti di cittadini del creato, sono depressi nella routine quotidiana, vivono senza chiedersi chi sono, senza comprendere che ruotiamo all’interno di un universo, anime che non capiscono ciò che stiamo vivendo. Conclude: “…Questo mi fa male, ma mi fa ancora più male vedere che ci sono bambini tristi che non hanno amore e non hanno da mangiare: questo… fa MOLTO male!”.
Prende la parola Domingo Silva, molto emozionato dall’intervento del giovane volontario che si è recano nella mensa dell’associazione FUNIMA e dalle tante immagini mostrate, situazioni uguali a quelle che vive l’Uruguay. Descrive così: “… è un paese che soffre moltissimo. La maggior parte delle persone ha appena da mangiare, vestirsi e niente più.” Questo è il motivo per cui, Domingo e i suoi amici dell’associazione Un punto en el infinito, cercano di lavorare insieme per denunciare ciò che è sbagliato e dichiara: “Giorgio mi ha salvato la vita perché in lui ho trovato una guida spirituale. Una guida mistica che non resta solo concentrata nella parte del misticismo ma spiega che l’universo ha vita, ci dà una speranza perché dice che arriva Gesù Cristo, che lotta in prima persona nella società annunciando e denunciando, e noi? Cerchiamo di essere un po’ come lui. Essere in Italia, vedere come lavorano le persone che sono accanto a Giorgio, è una grande spinta che ci dà un forte impulso e che possiamo portare ai nostri fratelli in sud America. Dobbiamo tutti sforzarci di lottare affinché il mondo sia migliore dove la giustizia, la pace e l’amore devono costantemente far parte della vita”. A questi toccanti interventi segue un’altra grande anima: Erika Pais, organizzatrice delle conferenze di Giorgio in Uruguay, dirigente dell’associazione Un punto en el infinito. Condannata a 5 anni di carcere per rapina a mano armata. A questa rapina lei, non ha collaborato per rubare dei soldi ma perché partecipava ad un’organizzazione rivoluzionaria che voleva liberare il sud America dalla tirannia. Faceva la lotta armata perché non aveva una fede religiosa ma politica, anche in carcere si schiera verso i diseredati mettendosi in prima linea e reclamando i diritti delle detenute dato che le carceri del sud America sono un inferno! Prima di Erika Pais ad organizzare le conferenze di Giorgio in Uruguay era il giornalista antimafia Georges Almendras e tra tanti carceri, dove portarono il messaggio di Cristo, visitarono quello in cui vi era Erika. Fu in quel momento che Erika capì cosa aveva sbagliato. Seppur il principio di reclamare la giustizia era giusto, era scorretto il modo che aveva attuato e così, ha spostato la sua attenzione dai vari Che Guevara o altre organizzazioni laiche e rivoluzionarie del secolo passato sulla figura di Gesù Cristo. Da quel momento inizia a rimboccarsi le maniche attraverso la lotta alla mafia, appoggiando quello che è diventato il padre di suo figlio, colui che aveva organizzato quell’incontro che le ha cambiato la vita: Georges Almendras. Oggi opera con più gioia e meno sofferenza perché al lavoro che fa per la giustizia ci affianca la divulgazione dei valori dell’amore e della pace: “Ciò che vorrei comunicarvi è ciò che ho imparato: non deve essere l’ansia del potere che deve motivare la tua lotta ma comprendere che c’è qualcosa che abbiamo perduto tutti durante il cammino e cioè il sentimento di appartenere a una grande famiglia cosmica e anche l’errore di esserci allontanati da una grande figura importante e straordinaria come quella del maestro Gesù”.
Erika comprende che non è facile assimilare subito questo messaggio, anche per lei è stato così e ricorda che molto tempo, fa vide una persona con una maglia sulla quale era stampato il viso di Gesù ed espresse il desiderio di poter sentire lo stesso amore e la stessa fede per quell’essere. A causa delle sue concezioni politiche, questa fede era lontana anni luce da lei, nonostante fosse un’amante della giustizia. Dice: “non avevo ancora raggiunto questa capacità sino al ché ho capito che tutto è un puzzle dove tutti i pezzettini sono congiunti”. Spiega che diversi paesi del sud America sono abitati soprattutto da italiani e spagnoli, terre raggiunte dagli europei per trovare un migliore stile di vita dopo la guerra e che vent’anni dopo si è ribaltata la storia perché sono stati i latino americani che sono venuti in Europa per la stessa ragione: per scappare dalla miseria. Purtroppo i latino americani non sono stati accolti allo stesso modo dal popolo europeo. “Circa 5 anni fa ho ascoltato Giorgio dire ad una conferenza che un giorno gli europei ritorneranno in latino America a cercare da mangiare e se noi latino americani abbiamo realizzato il Cristo interiore riceveremo gli europei con affetto ed amore per accoglierli ed aiutarli. L’anno dopo il pianeta è entrato in una grande crisi economica come mai si poteva immaginare e le statistiche ci stanno dicendo che molti europei stanno andando in Latino America. In realtà, quello che indica questo esempio è che ciò che vive una parte del pianeta presto o tardi lo vivrà l’altra parte del pianeta; quello che intendo dire è che siamo tutti: italiani, cinesi paraguaiani,… siamo tutti cittadini dello stesso pianeta e tutti fratelli e sottomessi da un potere che fa di noi quello che vuole. L’unica forma per andare avanti è unirsi sotto le ali del Cristo e fare tutto quello che facciamo solamente pensando a Lui, attraverso i valori che ci ha insegnato [… ] la crisi non è non poter cambiare l’auto o non permettersi una vacanza ma la crisi è quando non si può dare da mangiare ad un bambino e che lo stato ti toglie la luce l’acqua e non ti puoi riscaldare dal freddo. Noi le viviamo ogni 5 anni. Quindi vi voglio trasmettere forza e coraggio e che non vi prenda la paura affinché Cristo ci illumini e guidi a tutti come ha guidato noi attraverso Giorgio Bongiovanni che ci ha insegnato a conoscere la vera lotta”. Questi interventi dimostrano che non c’è lontananza tra le arche ma c’è l’unione delle nostre opere e dei nostri stessi intenti, apprezziamo molto questi fratelli venuti da lontano e dai quali, prendiamo esempio dalle loro esperienze di vita ma anche dal loro coraggio e dalla loro forza. Grazie amici e fratelli.
Alcune domande del pubblico portano Giorgio a ricordare che possiamo agire risvegliando le anime dicendo la verità, nel fare la divulgazione del messaggio spirituale, nel votare il giusto rappresentante politico e se non ci soddisfa nessuno di questi non votare affatto, informarsi, denunciare attraverso proteste, marce, fare riunioni, non farci manipolare dai media, schierarci andando anche contro la cerchia dei nostri amici, fare opere buone e non restare indifferenti perché come dice Giorgio Gaber, la libertà è partecipazione. Il nuovo Regno sarà governato da Gesù e metterà dei Suoi ministri incorruttibili che organizzeranno la società con una tecnologia avanzatissima, dove la moneta sarà abolita, la proprietà privata non esisterà ma esisterà la gestione per tutto i popolo in maniera equa e si potrà viaggiare nello spazio con una legge ferrea che manterrà l’ordine e chi sarà egoista o chi vuole sopraffare il prossimo verrà emarginato. Non ci saranno malattie, politici, criminali, ladri, non ci saranno chiese con rappresentanti pieni di gioielli ma ci sarà la legge dell’ama il prossimo tuo come te stesso. Per poter entrare in questo regno non dobbiamo essere avidi, gelosi, invidiosi, egoisti, possessivi, dobbiamo essere disponibili a tutto, mettendo a disposizione ciò che possediamo per il bene comune e privandoci di tutto per aiutare i valori più alti della vita. All’improvviso Giorgio ferma le domande e con dolcezza dice: “Vorrei chiamare qui un mio caro amico e fratello che è una guida spirituale. Si chiama Eugenio Riganello, insegnante di yoga, discepolo di un grande maestro che io amo tantissimo che si chiama Paramahansa Yogananda. Eugenio una persona piena d’amore un essere che io amo tantissimo perché esprime la pace e l’amore come vuole Cristo.” È proprio così, Eugenio è pieno d’amore verso il prossimo e verso il Signore e prova molta stima per Giorgio tanto da sentirlo parte della sua stessa anima, dice infatti che pur essendo nel percorso spirituale dello yoga da molti anni, dal momento in cui ha conosciuto Giorgio ha trovato il collante che mancava e cercava. Riporta pubblicamente la nostra esperienza di vita che ci porta all’impegno concreto nel sostenere l’opera di Cristo con determinazione e sacrificio senza i soliti alibi cioè quelli che si attribuiscono al danaro, al tempo che manca, alla stanchezza dopo il lavoro, alle responsabilità famigliari, all’impegno di crescere e assistere due bambini piccoli: “…e questo lo facciamo semplicemente perché siamo in Lui”, spiega. Quando ogni tua cellula è in Cristo, vieni nutrito, ispirato, ricaricato e la provvidenza ti aiuta e ciò lo possiamo davvero testimoniare. Davanti alla diffidenza delle persone, dei suoi stessi allievi di yoga ai quali porta il messaggio Eugenio risponde: “non importa, l’importante è continuare a dare il messaggio. […] La verità ci fa tanti nemici ma non importa perché l’unico grande amico che ci sta’ sempre accanto nel bene e nel male è Gesù-Cristo e sono felice di stare con Lui ed accanto ad un grande amico e fratello che conosce Gesù-Cristo e ci porta i suoi messaggi, e ci guida: il nostro caro Giorgio!”. “Posso esprimere un desiderio del mio cuore?” chiede Giorgio ad Eugenio: “Una frase, un qualsiasi insegnamento di Paramahansa Yogananda che ti viene dal cuore al momento”.
Sul momento Eugenio tiene a dire che negli ultimi tempi di vita di Paramahansa Yogananda e soprattutto in una delle sue conferenze del 1940, il maestro indiano parlò di un periodo di forte depressione ma questi messaggi sono tenuti segreti per non destare panico:“ma il messaggio di Yogananda che vi riporto stasera è quello che enuncia di risvegliare la coscienza cristica: trascendere questo stato mentale confuso ed agitato e portarlo nel cuore. Quindi, vivere lo stato dell’essere umano nella concretezza della realizzazione del più alto Sé che è formato da mente, corpo e spi rito”. Spiega che la meditazione, non è solo uno stato di immobilità ma è anche quello di riuscire a portare quella calma mentale che ti aiuta a portarti nel mondo in modo più centrato ed operativo nonostante tutte le difficoltà che questa estrema scelta comporta. Poi afferma: “Il Natale non è il bambin Gesù che nasce ma la nascita della coscienza cristica nel cuore. Che ti scoppia nei valori più alti come quelli della compassione, del perdono, dell’aiutare gli altri, del servire, della comprensione e il più grande di tutti: amare chi ti odia… e che non è facile. Namastè!”. Giorgio dice di avere la ricchezza più grande di tutto il mondo perché ha i suoi amici accanto a sé. Seguono tante domande e tante lezioni vengono spiegate da Giorgio portando tanta serenità nei cuori di chi lo ascolta.
In comunione fraterna Licia Lucarelli 12 gennaio 2012
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